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Dajano e Marcojano
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I toponimi Dajano e Marcojano sono d'origine latina
e perciò riteniamo che queste località siano vecchie
almeno quanto la colonizzazione romana.
Non si sa cosa sia successo nei secoli prima del 1600 in questi
luoghi, cosi come ai vicini Cadrauz e alle tracce di case all'Amol,
ma certamente erano abitati.
Attorno al 1600 Dajano e Marcojano appartenevano
ai Conti Lodron, come pure Prà da 1albi, la Cà
Vecia e il Maso ai Luchi in Cei. Queste proprietà Lodron
ebbero divisioni e accorporazioni fino ad essere possedute per intero
dai due fratelli Paride (Principe Vescovo di Salisburgo) e Cristoforo.
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Nel Maso di Dajano, le cui forme e dimensioni non erano le attuali,
verso la metà del 1600 ogni anno veniva da Salisburgo, per
trascorrere alcune settimane di vacanza, la Contessa Caterina Spaur
(+01-01- 1676) moglie di Cristoforo.
Alla morte del principe vescovo Paride le giurisdizioni di Castellano
e Castelnuovo passarono dopo alcune generazioni e non senza problemi,
agli ormai lontani cugini Lodron delle Giudicarie. A Caterina figlia di Paride e ultima discendente
del ramo Vallagarina, coniugata con il conte Giovanelli di Venezia,
andò tutta la sostanza allodiale: i due masi di Dajano e
Marcojano, la Cà Vecia, il Maso ai Luchi e Prà da
l' Albi.
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Marcojano
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I Conti Giovanelli tennero le proprietà per tutto il 1700. In questo periodo
spesso compaiono come amministratori i signori di S. Antonio presso
Pomarolo. Questi ultimi discendevano da un figlio naturale del conte
Andrea (+1551), l'unico dei tanti figli, avuti fuori del matrimonio,
riconosciuto e che dette origine al cosiddetto ramo bastardo dei
Lodron.
Nell'atto notarile di compravendita del 1802, compare
come venditore di Dajano e Marcojano il sig. Sebastiano di S. Antonio
facendo per se e come aquistatario Giovanelli, come compratore compare
il conte Lorenzo Marzani di Villa Lagarina.
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Dajano (1990)
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Il primo Marzani proprietario di Dajano e Marcojano, Lorenzo, sembra
non curasse molto la manutenzione dei suoi beni. Trascorreva l'estate
nella casa di Dajano, ma con suo rammarico di rado aveva con se
qualcuno dei figli o delle figlie; soprattutto queste ultime, nate
e cresciute a Vienna, non erano per niente entusiaste di una villeggiatura
così solitaria.
Per eredità questi beni passarono nel 1835 al figlio Lorenzo,
che se ne curò un po' più del padre. Li godette come
potè con la moglie e con i figli, questi ultimi quasi tutti
prima in collegio e poi militari, inoltre, durante la permanenza
a Dajano, il conte stesso doveva sovente recarsi a Villa Lagarina
per controllare le campagne proprie e dei fratelli.
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Gli successe, nei possedimenti di Dajano, Alberto, l'unico figlio
che aveva intrapreso la carriera civile. Con Alberto Dajano conobbe
grande splendore ed animazione specialmente durante l'estate. La
casa di Dajano fu ingrandita e sopraelevata di un piano, assumendo
l'aspetto dell'attuale palazzo. In esso si accolsero numerosi ospiti,
tra i quali come dice la tradizione, la principessa Stephanie, nuora
di Francesco Giuseppe e vedova del principe Rodolfo. La sua presenza
a Dajano è, infatti, documentata, per brevi periodi estivi,
negli anni 1891 e 1892.
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In quegli anni nella tenuta furono fatti diversi
lavori, il prato a mattina del palazzo fu trasformato in giardino
con piante rare, nei prati attorno si misero a dimora diversi alberi
provenienti da vari paesi; il 'Pino Strovo" è una di
queste. Per il mantenimento di tutto si assunsero due giardinieri-stradini.
Su iniziativa del conte e specialmente della moglie Georgina Appony
si preparavano i pasti per i poveri". Questi pasti consistevano
in una minestra, che era ritirata con ciotole e portata a casa dai
vari bisognosi. Quante sono state le ciotole distribuite non si
sa, sembra attorno alle 35. I poveri di Castellano alla fine de1 1800,
in segno di riconoscenza e in memoria della contessa Georgina, posero
una lapide sul muro esterno della chiesa del cimitero. La lapide
fu tolta con il restauro degli anni '80.
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Il conte Alberto, che si considerava cittadino di Castellano, negli
anni attorno al 1910 fu membro del consiglio comunale, si adoperò
per ottenere aiuti per il progettato nuovo edificio scolastico e
fece proposte per il già allora desiderato caseificio sociale
(fatto poi negli anni '50).
Durante la prima guerra mondiale gli edifici di Marcojano e Dajano
con le adiacenze furono occupati dai militari austro-ungarici
e subirono notevoli danni.
Alla morte del conte Alberto (1921) divenne proprietario lunico
figlio Giulio, il quale dalla fine della la Guerra Mondiale risiedeva
in Austria continuando la carriera iniziata come funzionario del
governo austriaco (ricopriva anche la carica di Capitano distrettuale
a Merano).
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conte Giulio Marzani
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Il conte Giulio veniva a Dajano per brevi periodi. Nel 1938 con
l'annessione dell'Austria alla Germania ed essendo il conte Giulio
contrario a ciò, si trasferì in Italia. Risiede per
tutta la durata della guerra a Dajano (durante l'inverno si trasferiva
a Villa Lagarina presso i cugini Marzani) .
Tra le due guerre era amministratore della tenuta il sig. Adami
di Pomarolo. In estate la casa di Dajano era affittata per la villeggiatura.
Da Giulio, morto nel 1961 ad Innsbruck, i beni passarono alla figlia
Giulia coniugata Stobart e residente in Inghilterra. La contessa
Giulia usò la tenuta per le vacanze, ospitando anche suoi
parenti inglesi. Alla fine degli anni 70 la proprietà fu
acquistata dalla contessa Lamberta Marzani in Ammon di Bolzano.
Se Dajano era stato abitato dai proprietari, la
casa di marcojano era invece labitazione dei masadori che
lavoravano le campagne e tagliavano i boschi. Anticamente, scrive
Don Zanolli, furono i Baroni, poi uno scritto riporta che nel 1568
Pedro Calliari da Nogaredo abitava a Marcojano con Giovanni e Bortolo
figli di Bartolo anche loro da Nogaredo. loro discendenti là
abitarono fino alla fine del 1600. Da loro ebbero origine i Calliari
di Castellano. Dalla fine del 1600 e fino al 1922 vi furono i Baroni
che presero il sopranome Marcojani o da Marcojam e così indicati
sui documenti. Ultimi masadori Baroni furono alcuni fratelli e cugini
che vivevano assieme con mogli e figli nella casa di Marcojano per
un totale di quasi 20 persone. Dal 1922 al 1925 a Marcojano abitò
un certo Stedile di Terragnolo, poi per due anni Luigi Pizzini (Rebalza).
Dal 1927 al 1959 fu mezzadra la famiglia di Giovanni Pederzini (Sgrafeta)
e ultimi affittuari residenti furono i fratelli Pederzini (Brighiti)
Bernardino, Salvatore e Pierina.
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