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Curiosità di Castellano
Molti sono i posti caratteristici che si trovano
nei dintorni di Castellano e che sono degni di una visita. Già
agli inizi del secolo scorso erano visitati da turisti e villeggianti.
Qui di seguito l'articolo di Giuseppe Chini di Rovereto apparso
sul settimanale Vita Trentina del 1° gennaio 1910 dal titolo:
"Curiosità di Castellano"
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" El bus de le Iguane ".
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Una fra le curiosità più interessanti
dei dintorni di Castellano è la caverna detta delle "
Iguane ", una grotta che apre la sua nera bocca fra gli strati
obliqui calcarei della parete rocciosa di una collina, che forma
la continuazione di quella, sulla quale è eretto il romitaggio
antichissimo di S. Martino, nei pressi di "Pra dell'Albi".
Di questa caverna, conosciutissima in paese per le leggende che
il popolino vi ha ricamate sopra, non ne parlò che il Dottor
Gino Marzani, in un suo brillante articolo "Tra gli eremitie le fate"
comparso nel Bollettino dell'Alpinista del 1905.
Dista da Castellano meno di un'ora: si prende la via verso Dajano
e giunti sotto il casale di Marcojano si scende e si attraversa
la valletta, che è percorsa da un piccolo torrentello formato
dalle varie e numerose sorgenti che nascono in quella plaga bellissima.
La traversata del parco di Dajano, che si deve fare per portarsi
all'imboccatura della caverna, è quanto mai bella e interessante,
né credo di essere lontano dal vero nell'affermare che questo
parco, colle sue piante colossali, i suoi viali ombrosi e la sua
estensione, può essere pareggiato a qualche altro del Trentino,ma superato da nessun altro.
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La parete nella quale si apre la caverna, scende parte a picco,
parte ripidissima e scoscesa verso la valletta di Tresiello; un
sentiero vi conduce fin sotto. Di lì bisogna arrampicarsi
fino all'imboccatura. La sua entrata è larga quasi due metri
e alta uno: bisogna curvarsi per non cozzare con la testa e internarsi
per circa diciotto metri, dove si trova un foro, per il quale bisogna
entrare strisciando. Qui si trova un locale nel quale si può
stare comodamente: a sinistra la caverna sale a grandi scalini,
scintillanti alla luce delle lanterne, coperti di bellissime incrostazioni
calcaree. A destra un pozzo profondo dieci metri precisi, dal foro
rotondeggiante, scende nella parte più interessante della grotta.
Coll'aiuto di funi è possibile calarsi nel pozzo. Questa
parte inferiore della grotta ha la forma di una bottiglia, larga
in fondo e stretta alla sommità dove si apre l'entrata. Il
fondo è coperto di ghiaia e le pareti sono ricoperte di stalattiti,
che scintillano al lume delle torce. Da un'altra apertura si penetra in un altro meandro
che sale per alcuni metri e poi si inabissa.
Dalle tracce da noi osservate sul terreno, ci siamo fatta la convinzione
che ben poche furono le persone che si fecero calare in questa parteinferiore del "Bus delle Iguane"
"Vuole la leggenda, così scrive il dottor Marzani, che
in questa grotta siano abitate le "Iguane". Esse erano
delle streghe dall'apparenza di giovani e bellissime dame; vivevano
in gran numero sotto il governo di una regina ed uscivano talvolta
a passeggio per i prati e per i boschi sontuosamente vestite".
"Chi le avesse incontrate senza far loro atto di omaggio o
chi non avesse obbedito ai loro ordini sarebbe andato incontro a
gravissime sciagure, onde si comprende come le circondassero il
rispetto ed il timore di tutti gli alpigiani".
Di venerdì le iguane, che nelle loro imprese erano favorite
da Satana, scendevano nella parte inferiore della grotta e insieme
alla loro regina celebravano delle orge innominabili in onta a Cristo".
A parte la leggenda, una visita al "Bus delle Iguane"
riuscirà sempre interessante e sarebbe desiderabile che conpochi gradini tagliati nella roccia, ne venisse reso l'accesso piùcomodo e sicuro.
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"El bus della veccia".
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Nella parete perpendicolare della roccia calcarea,
che sotto la località detta " Presuam " strapiomba
verso la valletta d'Agord si vede un crepaccio che si interna parecchio
nelle viscere della montagna. Vi si può accedere comodamente
prendendo il sentiero che porta da Castellano verso la valletta
e giunti al campo chiamato "Vignali" basta costeggiare
la parete rocciosa fino a che in alto si presenta l'apertura della
caverna.
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Quelli di Castellano la chiamano "el bus della veccia"
e vi ricamano intorno non ricordo quali curiose leggende. La bocca
di questo antro si apre a metà altezza della parete, ma vi
si può salire facilmente arrampicandosi sul delta dei detriti,che sono usciti dalla buia cavità.
Se del resto si eccettui la località pittoresca,
nulla ha di notevole: non sono mai state trovate traccie preistoriche,
anche se alcune fonti lascerebbero a indicarlo.
Il "bus della veccia" è largo e profondo, non tanto
però da dover adoperare lumi, giacché ci si vede benissimo
per l'ampia apertura; all'ingresso si eleva svelto, come una torricella,
uno scoglio pittoresco, come si può vedere dall'unita fotografia
presa contro luce, stando in fondo allo spacco, coll'obiettivo rivolto verso l'esterno.
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"La Zolina".
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Sulle collinette parte coltivate, parte boscose,
che sotto il paese di Castellano in forma di enormi bastioni, scendono
con pareti diritte o perpendicolari verso il sottostante paese di
Pedersano, vi è una profonda spaccatura, che gli abitanti
di lassù chiamano la "Zolina", lunga oltre cento
metri e profonda in qualche luogo circa quaranta.
La sua larghezza è di due o tre metri al
massimo e scende in linea retta da Nord verso Sud, sboccando in
una delle diverse vallette, che sotto la località dell'nambiol
convergono verso un rivo minuscolo, che gonfia solo in tempi di
pioggia, scende per l'avvallamento fra i dossi dei Castelletti e
il paese di Pedersano e si getta nel rivo di Cavazzino, presso ai
Molini di Nogaredo. (La località dei Castelletti di Pedersano
è così denominata da un fortilizio o castello che
ivi esisteva, chiamato di S. Lazzaro, del quale non restano tracce).
Queste collinette composte di calcare nummulitico [rocce sedimentarie
di 200 milioni di anni fa N.d.A.] ricchissimo di fossili, riescono
assai interessanti al geologo, per la bellezza dei fenomeni carsici,sparsi sulla sua superficie.
Tanto all'imbocco, che allo sbocco del crepaccio della "Zolina"
si può accedervi comodamente: il fondo è coperto di
materiale franato o gettatovi dal di sopra; i sassi sono coperti
di muschio e fra questi prospera quella vegetazione che ama l'ombrae l'umidità.
Un botanico appassionato di conoscere la flora dei nostri monti,
non dovrebbe omettere di visitare nei mesi estivi questa interessante
spaccatura. Infatti, colle pareti alte e a picco, la strettezza
dell'apertura, fanno sì che il sole vi penetri assai raramentee anche in questi casi per pochi minuti.
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Gli antri delle "Busolle".
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Ma le curiosità dei dintorni di Castellano,
meno note e più interessanti, sono le "Busolle"
in territorio comunale di Pedersano, circa a seicento metri dal
livello del mare. Constano a somiglianza della "Zolina"
di una serie di spaccature collegate fra loro, ma a differenza di
quella nominata, sono assai più strette, più pittoresche
e in più luoghi coperte da massi caduti dall'alto.
Inutile, lo dico subito, voler visitare questa curiosità
naturale, senza la guida di persona pratica, giacché essa
per la sua posizione sfugge ad ogni ricerca, tanto è vero,
che quel luogo, molti anni fa, era il favorito nascondiglio dei
contrabbandieri di tabacco, che deponevano lassù la loromerce, al sicuro dei più abili agenti della finanza.
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Da Pedersano si deve salire fino alle falde delle
rocce a picco, che in forma di enormi bastioni, difendono l'altipiano
di Castellano. Ma queste rocce constano alla loro volta di tre alte
gradinate, intercalate da boschi ripidi, folti e malagevoli. Per
trovare il crepaccio delle "Busolle" bisogna con non lieve
fatica, portarsi per un sentieruolo tra le macchie, fino ai piedi
dell'ultimo gradino. Qui celata fra i macchioni di faggi e di rovere
si cela un'apertura nella roccia, bastante appena per il passaggio
di un uomo. Si entra però carponi e si sale per pochi metri
tra meandri coperti, finché si arriva in una cella quadrangolare,
dove si può comodamente stare in piedi. La cella è
aperta verso sud e si esce in una striscia di bosco, ma chiuso a
tutti, fra le rocce perpendicolari soprastanti a quelle di sotto.
Per questo bosco ombroso di faggi assai grossi, si deve salire circa
un centinaio di metri: sembra di aggirarsi per uno di quei suggestivi
paesaggi di Dorè, che illustrano l'inferno di Dante.
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La breve valletta boscosa si restringe ad un tratto e si trasforma in un'apertura,
che discende ripida verso il fondo del buio: la luce che piove dall'alto
è fioca e le pareti, che distano appena un metro l'una dall'altra,
sono coperte di muschi. Nessuna altra traccia di vegetazione. Scesi
nel fondo, la via si fa piana e svolta per un rapido gomito, coperto
da un grosso masso. Si prosegue ancora fra pareti lisce e perpendicolari,
finché in fondo si giunge ad una strozzatura, larga appena
trenta centimetri, che mette nell'ultimo ricettacolo dell'antro,
quello che serviva ai contrabbandieri da nascondiglio. Per uscire
bisogna ricalcare i propri passi. La lunghezza totale del crepaccio
delle"Busolle" è di circa un centinaio di metri.
Per chi ha piede sicuro e non teme le vertigini, consiglio di arrampicarsi
sul ciglione di calcare nummulitico che in forma di schiena di coltello
sale verso il coronamento superiore della parete rocciosa. La prima
parte della salita è comoda, ma poi il suolo ove si posa
i piedi restringe e diventa pericolosa. Bisogna essere muniti di
corda, giacché se si cade da un lato, si fa un salto di oltre
cento metri verso i boschi sopra Pedersano, se si cade dall'altra,
si precipita nel crepaccio delle"Busolle".
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